The Winds of Winter: THEON I


La voce del re era sconvolta dall’ira. “Sei un pirata peggiore di Salladhor Saan”.

Theon Greyjoy aprì gli occhi. Le spalle gli dolevano e non poteva muovere le mani. Per la metà di un battito di cuore temette di essere ritornato nella sua vecchia cella sotto Dreadfort, e che il miscuglio di ricordi nella sua testa non fosse altro che il residuo di un sogno febbrile. Stavo dormendo, realizzò. Quello, oppure era era morto dal dolore. Quando tentò di muoversi, si limitò a oscillare da un lato all’altro, la schiena che grattava contro la pietra. Era appeso a un muro in una torre, coi polsi incatenati a un paio di anelli di ferro arrugginito.

L’aria puzzava di torba bruciata. Il pavimento era completamente ricoperto di sporcizia. Scale di legno a chiocciola dentro i muri sin al soffitto. Non vide nessuna finestra. La torre era umida, buia e priva di ogni conforto, la sua unica mobilia erano una sedia dall’alto schienale e un tavolo coperto di segni, poggiato su tre gambe. Non c’era un gabinetto, ma Theon vide un pitale in un’alcova buia. La luce arrivava unicamente dalle candele sul tavolo. I suoi piedi dondolavano a quasi due metri d’altezza.

“I debiti di mio fratello”, mormorò il re. “Anche di Joffrey, nonostante quell’abominio della natura non sia mio consanguineo. Theon si rigirò nelle catene. Conosceva quella voce. Stannis.

Theon Greyjoy ridacchiò. Una punta di dolore lo colpì alle braccia, dalle spalle ai polsi. Tutto quello che aveva fatto, tutto quello che aveva sofferto, Moat Cailin, Barrowton e Winterfell, Abel e le sue lavandaie, Crowfood e i suoi Umber, il percorso attraverso la neve, tutto ciò era servito solo per cambiare il suo tormentatore con un altro.

“Vostra Grazia” una seconda voce disse dolcemente. “Mi scusi, ma il suo inchiostro si è congelato”. Il Braavosiano, sapeva Theon. Qual era il suo nome? Tycho… Tycho qualcosa… “Forse con un po’ di calore…?”

“Conosco una maniera più rapida”. Stannis estrasse il suo coltello. Per un istante pensò che stesse per colpire il banchiere. Non otterrai una sola goccia di sangue da quello, mio Signore, gli avrebbe voluto dire. Il re appoggiò la punta del coltello contro il polpastrello del suo pollice sinistro, e si tagliò. “Qui. Firmerò col mio stesso sangue. Questo dovrebbe fare felici i tuoi padroni”.

“Se questo fa felice Vostra Grazia, farà felice anche la Iron Bank”.

Stannis intinse una penna nel sangue che sgorgava dal suo pollice e impresse il suo nome sul documento. “Partirai domani. Lord Bolton ci sarà presto addosso. Non voglio che tu venga coinvolto nella battaglia”.

“Cosa che eviterei volentieri anch’io” Il Braavosiano infilò il documento in un tubo di legno. “Spero di poter avere di nuovo l’onore di contattarvi, quando sarete seduto sul vostro trono di spade”.

“Speri di prendere il vostro oro, vorrai dire. Risparmiami i convenevoli. Sono soldi che mi servono da Braavos, non vuote cortesie. Di’ alla guardia qui fuori che mi serve Justin Massey”.

“Sarà mio piacere. L’Iron Bank è sempre felice di poter essere d’aiuto”. Il banchiere s’inchinò.

Come lui uscì, un altro entrò; un cavaliere. I cavalieri del re erano andati e venuti per tutta la notte, Theon ricordava vagamente. Questo sembrava un parente del re. Snello, capelli neri, occhi duri, la faccia butterata e segnata da vecchie cicatrici, vestiva una sopravveste sbiadita ornata con tre falene. “Sire”, annunciò, “Il maestro è qui fuori. E Lord Arnolf ha fatto sapere che sarebbe lieto di fare colazione con Voi”.

“Anche il figlio?”

“E i nipoti, anche. Lord Wull vorrebbe avere anch’esso un’udienza. Vorrebbe…”

“Lo so cosa vuole”. Il re indicò Theon. “Lui. Wull lo vuole morto. Flint, Norrey, tutti loro lo vorrebbero morto. Per i ragazzi che ha assassinato. Vendetta per il loro prezioso Ned”.

“E glielo consentirete?”

“Per ora, il voltagabbana mi è più utile da vivo. Conosce delle cose che mi possono servire. Fate entrare il maestro”. Il re spazzò via dal tavolo una pergamena e la fissò di malo modo. Una lettera, Theon sapeva. Il suo sigillo rotto era di cera nera, dura e splendente. So cosa c’è scritto, pensò, sorridendo tra sé e sé.

Stannis guardò in alto. “Il voltagabbana si sta agitando”.

“Theon. Il mio nome è Theon”. Si deve ricordare il suo nome.

“Conosco il tuo nome. So quello che hai fatto”.

“L’ho salvata”. Il muro esterno di Winterfell era alto quasi due metri e mezzo, ma sotto il punto in cui aveva saltato, le nevi avevano riempito una cavità di più di dodici. Un freddo, bianco cuscino. La ragazza aveva preso la botta peggiore. Jeyne, il suo nome è Jeyne, ma non lo dovrà mai dire loro. Theon era atterrato sopra di lei, rompendole alcune costole. “Ho salvato la ragazza”, disse. ”Abbiamo volato”.

Stannis Sbuffò. “Tu sei caduto. Umber l’ha salvata. Se Mors Crowfood e i suoi uomini non fossero stati fuori dal castello, Bolton vi avrebbe ripresi in pochi momenti”.

Crowfood. Theon ricordò. Un vecchio, grosso e potente, con un viso rubicondo e un’ispida barba bianca. Era a cavallo, avvolto nella pelliccia di un gigantesco orso delle nevi, la cui testa era il copricapo. Sotto di esso indossava una benda di cuoio tinto di bianco, che a Theon ricordava suo zio Euron. Avrebbe voluto strapparla di faccia da Umber, per accertarsi che sotto ci fosse solo una cavità vuota, e non un occhio nero scintillante di malizia. Invece mormorò attraverso i suoi denti rotti, e disse: ”Io sono…”

“Un voltagabbana e un parenticida”, finì Crowfood. “Tieni a freno quella lingua, o la perderai”

Ma Umber aveva guardato la ragazza da vicino, strizzando il suo unico occhio buono. “Sei la figlia più giovane?”

E Jeyne annuì. “Arya. Il mio nome è Arya”.

“Arya di Winterfell, aye. L’ultima volta che sono stato tra quelle mura, il vostro cuoco ci ha servito una bistecca e pasticcio di rene. Fatti con la birra, credo, i migliori che io abbia mai mangiato. Qual era il nome di quel cuoco?”

“Gage”, Jeyne disse a sua volta. “Era un bravo cuoco. Preparava torte al limone per Sansa ogni volta che aveva limoni a sua disposizione”.

Crowfood si accarezzò la barba. “Morto ora, suppongo. Come quel vostro fabbro. Un uomo che sapeva come si lavora l’acciaio. Qual era il suo nome?”

Jeyne stava esitando. Mikken, pensò Theon. Il suo nome era Mikken. Il fabbro del castello non fece mai torte al limone per Sansa, il che lo rese molto meno importante del cuoco del castello nel piccolo dolce mondo che aveva condiviso con la sua amica Jeyne Poole. Ricordati, cazzo. Tuo padre era il maggiordomo, era a capo di tutta la servitù del palazzo. Il nome del fabbro era Mikken, Mikken, Mikken. L’ho fatto giustiziare  davanti a me!

“Mikken”, disse Jeyne.

Mors Umber grugnì. “Aye”. Che cosa avesse detto o fatto dopo, Theon non lo seppe mai, in quanto quello fu il momento in cui il ragazzo corse su, brandendo una lancia e urlando che le porte dell’ingresso principale di Winterfell si stavano spalancando. E come sorrise Crowfood alla notizia.

Theon si rigirò nelle catene, e si rivolse al re sotto di lui, “Crowfood ci ha trovati, va bene, ci ha mandati qui da voi, ma sono stato io a salvare lei. Chiedeteglielo voi stesso”. Lei lo avrebbe detto. “Mi hai salvata”, Jeyne aveva sussurrato, mentre lui la trasportava di peso attraverso la neve. Era pallida dalla paura, ma gli aveva strofinato una mano sulla sua guancia e aveva sorriso. “Ho salvato Lady Arya”, Theon le sussurrò in risposta. E a quel punto in un unico momento le lance di Mors Umber erano tutt’attorno a loro. “È questo il mio ringraziamento?” Chiese a Stannis, scalciando debolmente contro il muro. Le sue spalle erano in agonia. Il suo stesso peso le stava strappando dalle loro sedi. Per quanto tempo era stato appeso lì? Era ancora notte di fuori? La stanza era senza finestre, non aveva quindi modo di saperlo.

“Slegatemi, e vi servirò”

“Così come hai servito Roose Bolton e Robb Stark?”. Stannis sbuffò. “Non penso. Abbiamo un caldo progetto in mente per te, voltagabbana. Ma non finchè non avremo finito con te”.

Vuole uccidermi. Il pensiero fu stranamente confortante. La morte non spaventava Theon Greyjoy. La morte avrebbe significato la fine del dolore. “Fatela finita con me, quindi”, sollecitò il re. “Staccatemi la testa e infilzatela su una lancia. Ho assassinato i figli di Lord Eddard, mi merito di morire. Ma fatelo in fretta. Sta arrivando”.

“Chi sta arrivando? Bolton?”

“Lord Ramsay”, sibilò Theon. “Il figlio, non il padre. Non dovreste confonderli. Roose… Roose è al sicuro tra le mura di Winterfell con la sua nuova, grassa moglie. Ramsay sta arrivando”.

“Ramsay Snow, intendi. Il Bastardo”.

“Non chiamatelo mai così!” Della saliva spruzzò dalle labbra di Theon. “Ramsay Bolton, non dite Ramsay Snow, mai Snow, vi dovete ricordare il suo nome, o vi farà del male”.

“Che ci provi pure. Qualunque nome porti”.

La porta si aprì con un soffio di freddo vento nero e un turbinio di neve. Il cavaliere delle falene era ritornato col maestro che il re aveva mandato a chiamare, le sue vesti grigie nascoste sotto una spessa pelle d’orso. Dietro di loro vennero altri due cavalieri, ognuno dei quali portava un corvo in una gabbia. Uno era l’uomo che era con Asha quando il banchiere lo portò da lei, corpulento con un maiale alato sulla sopravveste. L’altro era più alto, largo di spalle e muscoloso. Il pettorale di quello grosso era d’acciaio argentato intarsiato con niello; era graffiato e ammaccato, ma tuttavia brillava alla luce delle candele. Il mantello che indossava sopra era decorato con un cuore in fiamme.

“Maestro Tybald”; annunciò il cavaliere delle falene.

Il maestro s’inginocchiò. Aveva i capelli rossi e le spalle incurvate, con occhi ravvicinati tra loro, che continuavano a balzare su Theon, appeso al muro. “Vostra Grazia. Come posso esservi d’aiuto?”

Stannis non replicò subito. Studiò l’uomo che aveva in fronte a sé, con la fronte corrugata. “Alzati”. Il maestro si alzò. “Sei il maestro di Dreadfort. Come mai sei qui con noi?”

“Lord Arnolf mi ha portato qui per occuparmi dei suoi feriti”.

“Dei suoi feriti? O dei suoi corvi?”

“Entrambi, Vostra Grazia”.

“Entrambi”. Stannis sputò fuori la parola. “Il corvo di un maestro vola in un posto, un posto solo. Giusto?”

Il maestro si asciugò il sudore dalla fronte con la manica. “Non tutti, Vostra Grazia. Per molti è così. Ad alcuni si può insegnare a volare tra due castelli. Questi uccelli sono molto ricercati. E passa molto, molto tempo prima che si possa trovare un uccello capace di imparare i nomi di tre, quattro o anche cinque castelli, e dirigervisi a comando. Uccelli così intelligenti capitano una volta ogni cento anni”.

Stannis indicò gli uccelli neri nelle gabbie. “Questi due non sono così intelligenti, immagino”.

“No, Vostra Grazia. Magari lo fossero”.

“Dimmi dunque, per andare dove sono stati addestrati questi due?”

Maestro Tybald non rispose. Theon Greyjoy scalciò debolmente, e se la rise sotto i baffi. Beccato!

“Rispondimi. Se dovessimo rilasciare questi uccelli, ritornerebbero a Dreadfort?” Il re si mosse in avanti. “O volerebbero a Winterfell, invece?”

Maestro Tybald si pisciò addosso. Theon non potè vedere la macchia scura che si diffondeva da dove si era lasciato andare, ma la puzza di piscio era forte e chiara.

“Maestro Tybald ha perso la lingua”, Stannis osservò coi suoi cavalieri. “Godry, quante gabbie hai trovato?”

“Tre, Vostra Grazia”, disse il cavaliere robusto col pettorale argentato. “Una era vuota”

“V… Vostra Grazia, l’ Ordine si dedica a servire, noi…”

“So tutto sui vostri voti. Quello che voglio sapere è che cosa c’era scritto sulla lettera che hai mandato a Winterfell? Hai per caso comunicato a Lord Bolton dove trovarci?”

“S… Sire.” Tybald, nonostante le spalle incurvate, si erse orgoglioso.

“Le regole del mio ordine mi proibiscono di divulgare il contenuto delle lettere di Lord Arnolf”.

“I tuoi voti sono più resistenti della tua vescica, a quanto sembra”.

“Vostra Grazia deve capire…”

“Io… devo?” Il re si strinse nelle spalle. “Se così dici. Sei un uomo di cultura, dopotutto. Avevo un maestro a Dragonstone che era come un padre per me. Ho un grande rispetto per il vostro ordine e i vostri voti. Ma Sir Clayton non è del mio stesso avviso, purtroppo. Ha imparato tutto quello che sa nei vicoli di Flea Bottom. Se ti dovessi affidare a lui, ti potrebbe strangolare con la tua stessa catena o cavarti gli occhi con un cucchiaio”.

“Solo uno, Vostra Grazia”, si offrì  il robusto cavaliere, quello col maiale alato. “Gli lascerei l’altro”.

“Quanti occhi servono a un maestro per leggere una lettera?” chiese Stannis. “Uno basterà, credo. Non vorrei lasciarti incapace di assolvere ai tuoi compiti per il tuo signore. Gli uomini di Roose Bolton potrebbero essere in procinto di attaccarci persino adesso, comunque, quindi tu devi capirmi se non mi dilungo in certi convenevoli. Te lo chiederò un’altra volta. Cosa c’era scritto nel messaggio che hai mandato a Winterfell?”

Il maestro tremava. “Una mappa, Vostra Grazia”.

Il re ritornò a sedere. “Portatelo via di qui,” comandò. “Lasciate i corvi”. Una vena pulsava sul suo collo. “confinate quel miserabile in grigio in una delle baracche finché non deciderò cosa fare di lui”.

“Sarà fatto”, il grosso cavaliere dichiarò. Il maestro svanì in un altro lampo di freddo e neve. Solo il cavaliere delle tre falene rimase.

Stannis guardò in cagnesco verso l’alto, dove era incatenato Theon. “Non sei l’unico voltagabbana qui, sembrerebbe. Vorrei che tutti i re dei sette regni avessero un solo collo”.

Si girò verso il suo cavaliere. “Sir Richard, mentre sarò a far colazione con Lord Arnolf, disarma questi uomini e prendili sotto custodia. Molti saranno addormentati. Non far loro del male, a meno che non facciano resistenza. Può darsi che non sappiano. Interroga qualcuno al riguardo… ma gentilmente. Se non sanno nulla di questo intrigo, devono poter avere una chance di dimostrare la loro lealtà”. Mosse una mano in segno di congedo.

“Mandami Justin Massey”.

Un altro cavaliere, Theon scoprì, quando Massey entrò. Questo era di bell’aspetto, con una barba bionda ben curata e corti capelli lisci così chiari da sembrare più bianchi dell’oro. La sua tunica sfoggiava la tripla spirale, un antico simbolo per una casata antica. “Mi è stato detto che Vostra Grazia aveva bisogno di me”, disse lui, in ginocchio. Stannis annuì. “Scorterai il banchiere Braavosiano di nuovo alla barriera. Scegli sei buoni uomini e prendi dodici cavalli”.

“Da cavalcare o da mangiare?”

Il re non apprezzò la battuta. “Voglio che tu parta prima di mezzogiorno, Sir. Lord Bolton potrebbe assalirci in ogni momento, ed è di primaria importanza che il banchiere ritorni a Braavos. Lo accompagnerai attraverso il mare stretto”.

“Se ci sarà una battaglia, il mio posto è qui con Voi”.

“Il tuo posto è dove io dico che sia. Ho cinquecento spade abili quanto te, o anche meglio, ma tu hai modi educati e una buona parlantina, e questi attributi mi saranno molto più utili a Braavos che qui. L’Iron Bank mi ha aperto i suoi forzieri. Prenderai i loro soldi e ingaggerai navi e mercenari. Una compagnia dalla buona reputazione, se riesci a trovarne una. La Golden Company sarebbe la mia prima scelta, se non dovessero essere già sotto contratto. Cercali nelle Disputed Lands, se servisse. Ma prima di tutto ingaggia più spade che puoi a Braavos, e mandameli attraverso Eastwatch. E anche arcieri, ci servono più archi”.

I capelli di Sir Justin si mossero davanti a un occhio. Li spostò e disse, “I capitani delle compagnie libere si unirebbero più rapidamente a un lord che non a un semplice cavaliere, Vostra Grazia. Non ho né terre né titoli, perché mai dovrebbero vendermi le loro spade?”

“Và da loro con entrambe le mani piene di dragoni d’oro,” disse il re, in tono acido. “Questo sarà molto persuasivo. Ventimila uomini basteranno. Non tornare con meno”.

“Signore, posso parlare francamente?”

“Fintanto che parli in fretta”.

“Vostra Grazia dovrebbe andare a Braavos col banchiere”.

“Questo è il tuo consiglio? Fuggire? La faccia del re si oscurò. “Questo fu il tuo consiglio anche a Blackwater, se ben ricordo. Quando la battaglia volse a nostro sfavore, lasciai che tu ed Horpe mi riportaste a Dragonstone come un cane bastonato”.

“La battaglia era perduta, Vostra Grazia”.

“Aye, questo era quello che dicevate voi. “La battaglia è persa, signore. Ritiratevi ora, così da poter combattere di nuovo”. E ora vorreste farmi zampettare via dall’altra parte del mare stretto…”

“… a raccogliere un’armata, aye. Come Bittersteel fece dopo la battaglia ai Redgrass Field, dove Daemon Blackfyre cadde”.

“Non parlare a vanvera di storia con me, Sir. Daemon Blackfyre era un ribelle e un usurpatore, Bittersteel un bastardo. Quando fuggì, giurò che sarebbe tornato per mettere un figlio di Daemon sul trono di spade. Non lo fece mai. Le parole sono vento, e il vento che soffia gli esuli attraverso il mare stretto raramente li risoffia indietro. Anche quel ragazzo, Viserys Targaryen, parlava di ritorno. Mi è sfuggito tra le dita a Dragonstone, solo per passare la sua vita a leccare il culo ai mercenari. “Il re mendicante”, lo chiamavano nelle città libere. Beh, io non supplicherò né fuggirò di nuovo. Sono l’erede di Robert, il legittimo re di Westeros. Il mio posto è coi miei uomini. Il tuo è a Braavos. Vai col banchiere, come ho detto.”

“Come comandate”, Disse Sir Justin.

“Forse perderemo questa battaglia”, disse cupamente il re. “A Braavos potresti sentir dire che sono morto. Potrebbe anche essere vero. Dovrai trovare lo stesso i miei mercenari”.

Il cavaliere esitò. “Vostra Grazia, ma se Voi sarete morto…”

“… Tu vendicherai la mia morte, e metterai mia figlia sul trono di spade. O morirai provandoci”.

Sir Justin mise la mano sull’elsa della sua spada. “Sul mio onore come cavaliere, avete la mia parola”.

“Oh, e porta la ragazza Stark con te. Portala al Lord Comandande Snow mentre sei in cammino per Eastwatch”. Stannis tamburellò le dita sulla pergamena davanti a sè. “Un vero re paga i suoi debiti”.

Li paga, aye, pensò Theon. Li paga con soldi falsi. Jon Snow avrebbe riconosciuto la ragazza all’istante. Il malinconico bastardo di Lord Stark aveva conosciuto Jeyne Poole, ed era sempre stato molto vicino alla sua sorellastra Arya.

“I fratelli neri vi accompagneranno fino a Castle Black”, il re proseguì. “Gli uomini delle isole di ferro rimarranno qui, a combattere per noi, si suppone. Un altro regalo da Tycho Nestoris. Allo stesso modo, ti rallenterebbero soltanto. Gli uomini delle isole di ferro sono fatti per le navi, non per i cavalli. Lady Arya dovrebbe avere anche una compagnia femminile. Prendi Alysane Mormont”.

Sir Justin spostò di nuovo indietro i capelli. “E Lady Asha?”

Il re considerò la cosa per un momento. “No”.

“Un giorno Vostra Grazia avrà bisogno di prendere le Iron Islands. Sarà più semplice con la figlia di Balon Greyjoy dalla nostra parte, sposata a uno dei vostri uomini fidati, come suo Lord marito.”

“Tu?” Il re si accigliò. “Quella donna è sposata, Justin”.

“Un matrimonio di convenienza, mai consumato. Facile da accantonare. Lo sposo è vecchio inoltre. Potrebbe morire presto”. Per una spada nella pancia se potrai fare a modo tuo, Sir verme. Theon sapeva cosa pensavano questi cavalieri. Stannis strinse le labbra. “Servimi bene in questa missione per i mercenari, e potrai avere quello che desideri. Sin ad allora, la moglie resterà mio ostaggio”.

Sir Justin chinò il capo. “Capisco”

Queto sembrò solo irritare il re. “La tua comprenprensione non è richiesta. Solo la tua obbedienza. Ora vai, Sir”.

Questa volta, quando il cavaliere se ne andò, il mondo dietro la porta sembrò più bianco che nero.

Stannis Baratheon fece qualche passo lungo il pavimento. La torre era piccola, umida e stretta. Pochi gradini portarono il re vicino a Theon. “Quanti uomini ha Bolton a Winterfell?”

“Cinquemila. Sei. Di più”. Diede al re un disgustoso sorriso, fatto da denti rotti e schegge. “Più di Voi”.

“Quanti di essi ha intenzione di mandarci contro?”

“Non più di metà”. Questa era una supposizione, c’era da ammetterlo, ma sembrò corretta per lui. Roose Bolton non era il tipo da vagare alla cieca nelle nevi, mappa o no. Terrà il grosso delle sue forze come riserva, conserverà i suoi migliori uomini con sè, confidando nei massicci doppi muri di Winterfell. “Il castello era troppo popolato. Gli uomini erano uno alla gola dell’altro, i Manderlys e i Freys soprattutto. Saranno loro che sua signoria vi manderà contro, quelli di cui farebbe volentieri a meno”.

“Wyman Manderly”. La bocca del re si contorse nel disprezzo. “Lord Troppo-Grasso-Per-Stare-a-Cavallo. Troppo grasso per venire da me, tuttavia è andato a Winterfell. Troppo grasso per piegare un ginocchio e offrirmi la sua spada, eppure ora impugna quella spada per Bolton. Ho mandato il mio Onion Lord per trattare con lui, e il Lord Troppo-Grasso lo ha macellato e messo la sua testa e mani sulle mura di White Harbor per la felicità dei Frey. E i Frey… Le Nozze Rosse sono state dimenticate?”

“Il nord ricorda. Le Nozze Rosse, le dita di Lady Hornwood, il saccheggio di Winterfell, Deepwood Motte e Torrhen’s Square, il nord ricorda tutto ciò. “Bran e Rickon. Erano solo i figli di un fattore. “I Frey e i Manderly non combineranno mai le loro forze. Verranno per Voi, ma separatamente. Lord Ramsay non sarà troppo lontano dietro di loro. Rivuole sua moglie. Rivuole il suo Reek”. La risata di Theon fu per metà un risolino, per metà un piagnucolio. “Lord Ramsay è l’unico che Vostra Grazia dovrebbe temere”.

I peli di Stannis si rizzarono dalla rabbia per questo. “Ho sconfitto tuo zio Victarion e la sua flotta di ferro alla Fair Isle, la prima volta che tuo padre si è incoronato. Ho tenuto Storm’s End contro l’assedio per un anno, e ho preso Dragonstone dai Targaryen. Ho sconfitto Mance Rayder alla Barriera, nonostante avesse venti volte i miei numeri. Dimmi ora, voltagabbana, quali battaglie ha vinto il bastardo di Bolton per cui io lo dovrei temere?”

Non devi chiamarlo così! Un’ondata di dolore scosse Theon Greyjoy. Chiuse gli occhi e fece una smorfia. Quando li aprì di nuovo, disse, “Non lo conoscete”.

“Non più di quanto lui non conosca me”.

Conosca me”, gridò uno dei corvi che il maestro si era lasciato dietro. Sbattè le sue lunghe ali nere contro le sbarre della sua gabbia.

Conosca” gridò di nuovo.

Stannis si girò. “Fermate quel rumore.”

Dietro di lui, le porte si aprirono. I Karstark erano arrivati.

Chino e raggrinzito, il castellano di Karhold si fece strada fino alla tavola, piegato sul suo bastone. Il mantello di Lord Arnolf era di fine lana grigia, coi bordi in zibellino nero e chiuso con una fibbia d’argento a forma di stella. Un vestito costoso, Theon pensò, persino imbarazzante per un uomo. Aveva già visto quel mantello in precedenza, seppe, così come aveva già visto l’uomo che lo indossava. A Dreadfort. Lo ricordo. Era seduto e cenava con Lord Ramsay e Whoresbane Umber, la notte in cui portarono Reek fuori dalla sua cella.

L’uomo accanto a lui non poteva essere che suo figlio. Sulla cinquantina, valutò Theon, con un faccione soffice come sarebbe stato quello del padre, se Lord Arnolf fosse divenuto grasso. Dietro di lui camminavano tre uomini più giovani. I nipoti, scommise. Uno di loro vestiva una cotta di maglia. I restanti erano vestiti da colazione, non per una battaglia. Sciocchi.

“Vostra Grazia”. Arnolf Karstark chinò la testa. “Un onore”. Cercò una sedia. I suoi occhi invece trovarono Theon. “E chi è questo?” Lo riconobbe un battito di cuore dopo. Lord Arnolf impallidì.

Il suo stupido figlio continuò a non capire. “Non ci sono sedie”, disse l’allocco. Uno dei corvi gracchiò da dentro la gabbia.

“Solo la mia”. Re Stannis ci era seduto sopra. “Non il trono di spade, ma qui e ora svolge il suo ruolo”. Una dozzina di uomini sfilò attraverso la porta della torre, guidati dal cavaliere delle falene e dall’uomo robusto col pettorale argentato. “Siete uomini morti, abbiatene coscienza”, proseguì il re. “Solo il modo in cui morirete è ancora da determinare. Vi consiglierei quindi non sprecare il mio tempo non accettandolo. Confessate, e avrete la stessa fine rapida che il Young Wolf diede a Lord Rickard. Mentite, e brucerete. Scegliete”.

“Io scelgo questo”. Uno dei nipoti afferrò l’elsa della sua spada, e fece per estrarla.

Quella si dimostrò una scelta poco saggia. La lama del nipote non aveva nemmeno lasciato il suo fodero che due dei cavalieri del re gli furono addosso. Finì col suo avambraccio che si agitava nella sporcizia e il sangue che schizzava dal moncherino, mentre uno dei suoi fratelli inciampava dalle scale, stringendosi una ferita allo stomaco. Barcollò per sei gradini prima di cadere, e schiantarsi sul pavimento.

Né Arnolf Karstark né suo figlio si mossero.

“Portateli via”, ordinò il re. “la loro vista mi rivolta lo stomaco”. In pochi momenti i cinque uomini furono legati e rimossi. Quello che aveva perduto il braccio della spada svenì per la perdita di sangue, ma il fratello con lo squarcio sulla pancia urlava abbastanza per entrambi. “Così è come gestisco il tradimento, voltagabbana”, Stannis informò Theon.

“Il mio nome è Theon”.

“Come vuoi. Dimmi, Theon, quanti uomini ha Mors Umber con sé a Winterfell?”

“Nessuno. Nessun uomo”. Sogghignò della sua stessa arguzia. “Aveva dei ragazzi, li ho visti”. Al di fuori di una manciata di servitori mezzi storpi, i guerrieri che Crowfood aveva portato giù da Last Hearth erano a malapena abbastanza grandi da sbarbarsi. “Le loro lance e asce sono più vecchie delle mani che le brandivano. Whoresbane Umber si è preso tutti gli uomini, nel castello. Ho visto anche loro. Uomini vecchi, tutti quanti”. Theon sorrise. “Mors ha preso i ragazzini in erba e Hother i vecchi barbogi. Tutti i veri uomini sono andati con Great Jon e sono morti alle Nozze Rosse. Era questo che volevate sapere, Vostra Grazia?”

Re Stannis ignorò la frecciata. “Ragazzi”, fu tutto quello che disse, disgustato. “Dei ragazzi non terranno al sicuro Bolton a lungo”

“Non a lungo”, Theon concordò. “Assolutamente non a lungo”.

Non a lungo”, urlò uno dei corvi dalla sua gabbia.

Il re lanciò un’occhiata irritata all’uccello. “Quel banchiere Braavosiano affermava che Sir Aenys Frey è morto. È stato per mano di un ragazzo?”

“Venti ragazzi in erba, con delle vanghe”, Theon gli disse. “La neve cadde copiosa per giorni. Così abbondante che non avreste potuto vedere le mura del castello a dieci metri di distanza, non più di quanto gli uomini sulle mura potessero vedere quanto stava accadendo di fuori. Così Crowfood incaricò i suoi ragazzi di scavare delle buche fuori dalle porte del castello, quindi suonò il suo corno per attirare Lord Bolton di fuori. Invece ad abboccare furono i Frey. La neve aveva ricoperto le buche, così ci cavalcarono dritti dentro. Aenys si ruppe il collo, ho sentito dire, ma Sir Hosteen perse solo il cavallo, oltre che ogni possibile compassione. Sarà furioso ora”.

Stranamente, Stannis sorrise. “I nemici furiosi non mi preoccupano. La rabbia rende gli uomini stupidi, e Hosteen Frey era già stupido da prima, se metà delle cose che ho sentito dire su di lui è vera. Lascia che venga”.

“Verrà”.

“Bolton ha commesso un errore”, dichiarò il re. “Tutto quello che avrebbe dovuto fare sarebbe stato starsene seduto nel suo castello finchè non fossimo morti di fame. Invece ha mandato una parte delle sue forze a darci battaglia. I suoi cavalieri saranno a cavallo, i nostri dovranno andare a piedi. I suoi uomini saranno ben nutriti, i nostri andranno in battaglia con le pance vuote. Non è importante. Sir Stupido, Lord Troppo-Grasso, il Bastardo, lascia che vengano. Noi abbiamo il vantaggio del terreno, che intendo sfruttare appieno”.

“Il terreno?” disse Theon. “Che terreno? Qui? Questa sottospecie di torre? Questo miserabile villaggio? Non avete un terreno rialzato qui, non avete mura dietro cui nascondervi, nessuna difesa naturale”.

“Per ora”.

Per ora”, entrambi i corvi urlarono all’uninsono. Quindi uno gracchiò, l’altro mormorò, “Albero, albero, albero”.

La porta si aprì. Dietro, il mondo era bianco. Il cavaliere delle tre falene entrò, le sue gambe erano coperte di neve. Sbattè i piedi per togliersela di dosso e disse, “Vostra Grazia, i Karstark sono stati catturati. Alcuni di loro hanno fatto resistenza, e sono morti per questo. Molti erano troppo confusi, e si sono arresi tranquillamente. Li abbiamo raggruppati nel salone e confinati lì.”

“Ben fatto”.

“Dicono di non averne saputo nulla. Quelli che abbiamo interrogato”.

“Avrebbero dovuto”.

“Li potremmo interrogare più approfonditamente…”

“No. Io credo a loro. Karstark non avrebbe mai potuto sperare di mantenere il suo inganno un segreto se avesse condiviso i suoi piani con ognuno dei semplici fanti di umili origini al suo servizio. Qualche picchiere ubriaco se lo sarebbe lasciato sfuggire una notte mentre giaceva con una puttana. Non avevano bisogno di sapere. Sono uomini di Karhold. Quando sarebbe arrivato il momento avrebbero obbedito ai loro signori, come hanno sempre fatto per tutta la loro vita.

“Come dite Voi, Signore”.

“E a proposito delle nostre perdite?”

“Uno degli uomini di Lord Peasebury è stato ucciso, e due dei miei feriti. Se mi è permesso parlare, Vostra Grazia, nonostante ciò, gli uomini si stanno facendo ansiosi. Ci sono centinaia di loro raccolti attorno alla torre, arrovellandosi su cosa sia successo. Discorsi di tradimento sono sulle labbra di tutti. Nessuno sa a chi credere, o chi potrebbe essere il prossimo a essere arrestato. Quelli del nord soprattutto…”

“Devo parlare con loro. Wull sta ancora aspettando?”

“Lui e Artos Flint. Volete vederli?”

“Tra poco. Prima il kraken”.

“Come desiderate”. Il cavaliere se ne andò.

Mia sorella, pensò Theon, la mia dolce sorellina. Anche se aveva perso la sensibilità nelle braccia, sentì un ritorcersi nelle sue budella, lo stesso che provò quando quel plebeo di un banchiere Braavosiano lo presentò ad Asha come un “regalo”.  Il ricordo gli bruciava ancora. Il robusto, imponente cavaliere che si trovava con lei non perse tempo a urlare per chiedere aiuto, così che non ebbero che pochi momenti prima che Theon fosse trascinato via per affrontare il re. Abbiamo avuto abbastanza tempo. Aveva odiato l’espressione sul volto di Asha quando realizzò chi lui fosse; lo shock nei suoi occhi, la pietà nella sua voce, il modo in cui la sua bocca si torse nel disgusto. Invece che correre ad abbracciarlo, fece mezzo passo indietro. “È stato il Bastardo a farti questo?” Chiese lei.

“Non chiamarlo così”. Allora le parole cominciarono a zampillare da Theon  in tutta fretta. Provò a raccontarle tutto, di Reek, di Dreadfort, di Kyra e delle chiavi, di come Lord Ramsay non amputava niente se non pelle finchè non lo supplicavi di farlo. Le raccontò di come aveva salvato la ragazza, saltando dalle mura del castello, nella neve. “Siamo volati via. Lascia che Abel ci faccia su una canzone,  siamo volati via”. Quindi dovette raccontarle chi era Abel, e parlarle delle lavandaie che non erano veramente lavandaie. A quel punto Theon si rese conto di quanto strano e incoerente dovesse suonare, tuttavia in qualche modo le parole non si fermarono. Aveva freddo, era stanco e malato… E debole, così debole, veramente debole.

Deve capire. È mia sorella. Non avrebbe mai voluto fare alcun male a Bran o Rickon. Reek gli fece uccidere quei ragazzi, non lui Reek ma quell’altro. “Non sono un parenticida”, insistè. Le raccontò di come girasse con le puttane di Ramsay, mettendola in guardia che Winterfell è piena di fantasmi. “le spade sono andate. Quattro, credo, o cinque. Non ricordo. I re di pietra sono arrabbiati”. Alla fine si stava agitando, tremante come una foglia d’autunno. “L’albero del cuore conosceva il mio nome. Gli antichi dei. Theon, li ho sentiti sussurrare. Non c’era vento ma le foglie si muovevano. Theon, dicevano. Il mio nome è Theon.” Era bello dire quel nome. Più lo dicevano, meno lui lo dimenticava. “Devi conoscere il tuo nome,” disse a sua sorella. “Tu… Mi hai detto di essere Esgred, ma era una bugia. Il tuo nome è Asha.”

“Lo è”, disse sua sorella, così dolcemente che temette lei potesse piangere. Theon odiava questa cosa. Odiava le donne in lacrime. Jeyne Poole pianse per tutta la strada da Winterfell a qui, pianse finchè la sua faccia divenne viola come una barbabietola e le lacrime congelate sulle sue guance, e tutto questo perchè lui le disse che doveva essere Arya, o altrimenti i lupi avrebbero potuto rimandarli indietro. “Ti hanno addestrata in un bordello”, le ricordò, sussurrandole nell’orecchio così che gli altri non sentissero. “Jeyne è la cosa più vicina a una puttana, ma tu dovrai essere Arya”. Non voleva ferirla. Era per il bene di lei, e anche per il suo. Si deve ricordare il proprio nome. Quando la punta del suo naso divenne nera per l’ipotermia, e uno degli uomini a cavallo dal Night’s Watch le disse che avrebbe potuto perderne un pezzo, Jeyne pianse anche per quello. “A nessuno importerà dell’aspetto di Arya, fintanto che resterà l’erede di Winterfell”, le assicurò. “Un centinaio di uomini vorranno sposarti. Un migliaio”.

Il ricordo svanì lasciando Theon a contorcersi nelle sue catene. “Mettetemi giù”, supplicò lui. “Solo per un momento, dopodiché potrete riappendermi di nuovo”. Stannis Baratheon alzò lo sguardo su di lui, ma non rispose. “Albero”, un corvo gridò. “Albero, albero, albero”.

Allora un altro corvo disse, “Theon”, chiaro come il sole, mentre Asha entrava a grandi passi dalla porta.

Qarl la Fanciulla era con lei, e Tristifer Botley. Theon conosceva Botley sin da quando erano stati ragazzi assieme, ancora a Pyke. Perché ha portato i suoi tirapiedi? Intende liberarmi? Avrebbero fatto la stessa fine dei Karstark, se lei ci avesse provato.

Anche il re fu contrariato della loro presenza. “Le tue guardie possono aspettare di fuori. Se volessi farti del male, due uomini non mi dissuaderebbero”.

Gli uomini delle Iron Islands s’inchinarono e si ritirarono. Asha si mise in ginocchio. “Vostra Grazia. Mio fratello deve essere per forza incatenato in quel modo? Sembra una misera ricompensa per avervi portato la ragazza Stark”.

La bocca del Re si contorse. “Hai una lingua coraggiosa, mia signora. Non diversamente dal tuo fratello voltagabbana”.

“Grazie, Vostra Grazia”.

“Non è un complimento”. Stannis diede una lunga occhiata a Theon. “Al villaggio manca una prigione, e ho più prigionieri di quanti me ne aspettassi quando ci siamo fermati qui”. Fece un cenno con la mano ad Asha di mettersi in piedi. “Puoi alzarti”.

Lei rimase ferma. “Il Braavosiano riscattò sette dei miei uomini da Lady Glover. Pagherò volentieri un riscatto per mio fratello”.

“Non c’è abbastanza oro in tutte le vostre Iron Islands. Le mani di tuo fratello sono intrise di sangue. Farring mi sta sollecitando di offrirlo a R’hllor”.

“E anche Clayton Sugg, non ho dubbi”.

“Lui, Corliss Penny, tutti gli altri. Persino Sir Richard, che adora il Signore della Luce solo quando concorda coi suoi piani”.

“Il coro del dio rosso conosce una sola canzone”.

“Fintanto che la canzone risulta piacevole alle orecchie del dio, lascia che la cantino. Gli uomini di Lord Bolton saranno qui prima di quanto immaginiamo. Solo Mors Umber si trova tra noi, e tuo fratello mi dice che le sue leve sono composte unicamente da ragazzi in erba. Agli uomini piace sapere che il loro dio è con loro quando vanno in battaglia”.

“Non tutti i vostri uomini venerano lo stesso dio”.

“Lo so. Non sono sciocco come lo era mio fratello”.

“Theon è l’ultimo figlio vivo di mia madre. Quando i suoi fratelli morirono, a mia madre si spezzò il cuore. La sua morte distruggerebbe quello che resta di lei… Ma non sono venuta a supplicarvi per la sua vita”.

“Saggio. Sono dispiaciuto per la vostra madre, ma non risparmio la vita dei voltagabbana. Non di questo, soprattutto. Ha ucciso due dei figli di Eddard Stark. Qualunque uomo del nord al mio servizio mi abbandonerebbe se gli mostrassi pietà. Tuo fratello deve morire”.

“E allora portate a termine questo incarico Voi di persona, Vostra Grazia” Il gelo nella voce di Asha fece tremare Theon nelle sue catene. “Portatelo fuori attraverso il lago fin all’isola dove cresce un albero diga, e decapitalo con quella spada magica che brandite. Questo è quello che Eddard Stark avrebbe fatto. Theon uccise i figli di Eddard. Datelo agli dei di Eddard. Gli antichi dei del nord. Datelo all’albero”.

E improvvisamente si sentì un battere selvaggio, i corvi del maestro saltavano e sbattevano le ali dentro le loro gabbie, le ali nere volavano mentre battevano contro le sbarre con un forte e roco gracchiare. “L’albero”, stridette uno, “l’albero, l’albero”,mentre il secondo gridava soltanto, “Theon, Theon, Theon”.

Theon Greyjoy sorrise. Conoscono il mio nome, pensò.

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To be published by Bantam Books; Copyright © 2011 by George R.R. Martin. All rights reserved. This is a fan-made translation: no copyright infringement intended.

Data di pubblicazione: 2011

Testo originale: Wayback
Traduzione: Marco “IL BorGhO” Borghetti

Editing e prima revisione: Aranel/Mariacristina M.