The Winds of Winter – ARIANNE II


Lungo tutta la costa sud di Capo Tempesta sorgevano fatiscenti torri di pietra, erette nei tempi antichi per dare l’allarme quando i predoni dorniani attraversavano il mare per compiere scorrerie. Attorno alle torri erano cresciuti villaggi. Alcuni erano fioriti sino a diventare città. 
I Pellegrini raggiunsero il porto della Città Piangente, dove un tempo il cadavere del Giovane Drago aveva sostato per tre giorni lungo il suo viaggio di ritorno da Dorne. Le insegne che sventolavano sulle solide pareti in legno della città sfoggiavano ancora il cervo-e-leone di Re Tommen, a suggerire che almeno lì il volere del Trono di Spade conservava ancora la sua influenza.
“Tenete a freno le lingue,” Arianne ammonì la sua compagnia mentre sbarcavano. “Sarebbe meglio se Approdo del Re non scoprisse mai che siamo passati di qua”. Nel caso la ribellione di Lord Connington fosse stata sedata, sarebbe stato un problema se si fosse scoperto che Dorne l’aveva inviata a trattare con lui e il suo pretendente. Quella era un’altra lezione che suo padre si era premurato d’impartirle; scegli con cura da che parte stare, e solo se c’è la possibilità di vincere.
Non ebbero problemi a comprare dei cavalli, anche se il prezzo era cinque volte quello dell’anno prima. “Sono vecchi, ma sani”, aveva dichiarato lo stalliere. “Non troverete di meglio in questa zona di Capo Tempesta. Gli uomini del Grifone confiscano ogni cavallo o mulo in cui s’imbattono. Persino i buoi. Alcuni fanno una firma su una carta, se gli si chiede un pagamento, ma ce ne sono altri che, come ci provi, ti aprono la pancia e ti pagano con una manciata delle tue viscere. Se v’imbattete in uno di questi, frenate la lingua e spronate i cavalli”.
La città era abbastanza grande da sostentare tre locande, e tutte le loro sale comuni erano zeppe di voci. Arianne mandò i suoi uomini in ciascuna di esse, per sentire quel che vi si diceva. Allo “Scudo Rotto”, Daemon Sand venne a sapere che il Grande Tempio di
Holf of Men era stato bruciato e saccheggiato dai predoni dal mare, e che un centinaio di giovani novizie della casa madre sull’Isola della Fanciulla erano state condotte via in schiavitù. Al “Pazzo”, Joss Hood apprese che una cinquantina di uomini e ragazzi della Città Piangente erano partiti verso il nord per unirsi a Jon Connington a Posatoio del Grifone, compresi i giovani Ser Addam, figlio ed erede del vecchio Signore Testabianca. Ma al legittimamente battezzato “Dorniano Ubriaco”, Piume sentì alcuni uomini mormorare che il Grifone aveva messo a morte il fratello di Ronnet il Rosso e violentato la sua sorella nubile. Si diceva che Ronnet stesso stesse precipitandosi a sud per vendicare la morte del fratello e il disonore della sorella.
Quella notte Arianne spedì il primo dei suoi corvi a Dorne, per informare suo padre di tutto quel che avevano visto e sentito. La mattina dopo la sua compagnia partì per Mistwood, mentre i primi raggi del sole nascente s’incuneavano attraverso i tetti a punta e vicoli tortuosi della Città Piangente. A metà mattina cominciò a cadere una leggera pioggia, mentre si dirigevano verso nord attraverso una terra di campi verdeggianti e piccoli villaggi. Sino ad allora, non avevano visto alcun segno di combattimento, ma tutti gli altri viaggiatori lungo la strada dissestata sembravano andare nella direzione opposta, e le donne dei villaggi in cui passavano li guardavano con occhi diffidenti e tenevano vicini i propri figli. Più a nord, i campi cedettero il posto alle dolci colline e ai boschi fitti di Vecchia Foresta, la strada si ridusse a un sentiero e i villaggi si fecero meno comuni.
Il crepuscolo li sorprese ai margini del Bosco delle Piogge, un fradicio mondo verde dove torrenti e fiumi scorrevano attraverso foreste oscure e il terreno era fatto di fango e foglie marce. Salici enormi crescevano lungo i corsi d’acqua, più grandi di qualsiasi altro Arianne avesse mai visto, i loro grandi tronchi nodosi e contorti come il viso di un vecchio e adornati con barbe di muschio argenteo. Gli alberi li dominavano da ogni dove, chiudendo fuori il sole; cicuta e cedri rossi, querce, pini bianchi che si ergevano solenni come soldati e alti e dritti come torri, sentinelle colossali, aceri dalle grandi foglie, sequoie, gelsi, qua e là persino un albero-diga selvatico. Sotto i loro rami aggrovigliati crescevano felci e fiori a profusione; felci comuni,
athyrium, campanule e ciuffi di menta piperita, enagre e baci velenosi, epatiche, pulmonarie, ceratofilli. Funghi spuntavano tra le radici degli alberi, e persino dai loro tronchi, pallide mani maculate che catturavano la pioggia. Altri alberi avevano una pelliccia di muschio, verde, grigio o rosso, a volte addirittura viola intenso. Licheni coprivano ogni roccia e pietra. I funghi epigei ammuffivano tra le radici putride. L’aria stessa sembrava verde.
Arianne una volta aveva sentito suo padre e il Maestro Caleotte discutere con un septon sul perché i versanti nord e sud del Mare di Dorne fossero così diversi. Il Septon pensava che fosse a causa di
Durran Pena degli Dèi, il primo Re della Tempesta, che aveva rapito la figlia del dio del mare e della dea del vento e si era così guadagnato la loro eterna inimicizia. Il Principe Doran e il Maestro propendevano più verso il vento e l’acqua, e parlavano di come le grandi tempeste che si originavano nel Mare dell’Estate immagazzinassero umidità muovendosi verso nord fino ad abbattersi su Capo Tempesta. Per qualche strana ragione le tempeste non sembravano colpire Dorne, ricordò che aveva detto suo padre. “Io so il perché,” aveva ribattuto il septon. “Nessun Dorniano ha mai rapito la figlia di due dei”.
L’andatura era molto più lenta rispetto a Dorne. Invece che su vere e proprie strade, cavalcavano lungo sfregi gibbosi che serpeggiavano in questa e quella direzione, attraverso fenditure tra enormi rocce coperte di muschio e gole profonde soffocate dai rovi. A volte la pista si esauriva del tutto, sprofondando in paludi o svanendo tra le felci, lasciando Arianne e i suoi compagni a farsi strada tra gli alberi silenziosi. La pioggia cadeva sempre, morbida e costante. Il suono della rugiada che gocciolava dalle foglie era tutto intorno a loro e, ogni miglio circa, il suono di un’altra piccola cascata giungeva alle loro orecchie.
Il bosco era anche pieno di grotte. La prima sera si rifugiarono in una di esse, per sfuggire all’umidità. A Dorne avevano spesso viaggiato dopo il tramonto, quando la luce della luna trasformava i refoli di sabbia in argento, ma il Bosco delle Piogge era troppo fitto di paludi, burroni, e foibe, e nero come la pece sotto gli alberi, dove la luna era solo un ricordo.
Piume accese un fuoco e cucinò un paio di lepri che Ser Garibald aveva catturato con alcune cipolle selvatiche e funghi che aveva trovato lungo la strada. Dopo aver mangiato, Elia Sand trasformò un bastone e un po’ di muschio secco in una torcia e se ne andò ad esplorare più in profondità la grotta. “Vedi di non allontanarti troppo,” le disse Arianne. “Alcune di queste grotte scendono molto in profondità, è facile perdersi.”
La principessa perse un’altra partita di cyvasse contro Daemon Sand, ne vinse una contro Joss Hood, poi si ritirò quando i due cominciarono a insegnare le regole a Jayne Ladybright. Era stanca di quei giochi.
Nym e Tyene dovrebbero aver raggiunto Approdo del Re, ormai, rifletté, mentre si sedeva a gambe incrociate all’imbocco della caverna a guardare la pioggia che cadeva. Se non ci sono ancora, dovrebbero arrivarci presto. Trecento lancieri esperti erano andati con loro, lungo la Strada delle Ossa, oltre le rovine di Sala dell’Estate e sin sulla Strada del Re. Se i Lannister avessero cercato di far scattare la loro piccola trappola a Bosco del Re, Lady Nym si sarebbe assicurata che si concludesse in un disastro. Nemmeno gli assassini avrebbero trovato la loro preda. Il principe Trystane era rimasto al sicuro a Lancia del Sole, dopo una commovente separazione dalla Principessa Myrcella. Questo per quel che riguarda un fratello, pensò Arianne, ma dove potrebbe mai essere Quentyn, se non con il Grifone? Aveva sposato la sua regina drago? Re Quentyn. Suonava ancora stupido. Questa nuova Daenerys Targaryen era più giovane di Arianne di una mezza dozzina d’anni. Cosa poteva volere una fanciulla di quell’età dal suo ottuso, pedante fratello? Le ragazze sognavano focosi cavalieri dai sorrisi maliziosi, non giovani solenni che compivano sempre il loro dovere. Vorrà Dorne, però. Se spera di sedersi sul Trono di Spade, deve avere Lancia del Sole. Se Quentyn ne era il prezzo, la regina drago lo avrebbe pagato. E se fosse stata a Posatoio del Grifone con Connington, e tutta quella storia su un altro Targaryen fosse solo una specie di sottile stratagemma? Suo fratello poteva essere con lei. Re Quentyn. Dovrò inginocchiarmi davanti a lui?
Nulla di buono sarebbe venuto dal chiederselo. Che Quentyn diventasse re o meno.Prego solo che Daenerys lo tratti meglio di quanto abbia fatto con suo fratello. Era ora di dormire. Avevano molte leghe da percorrere l’indomani.
Fu solo mentre si sdraiava che Arianne si rese conto che Elia Sand non era tornata dalle sue esplorazioni.
Le sue sorelle mi uccideranno in sette modi diversi se le è accaduto qualcosa. Jayne Ladybright giurò che la ragazzina non aveva mai lasciato la caverna, il che significava che era ancora laggiù da qualche parte, a vagare nel buio. Dato che le loro grida non l’avevano fatta saltar fuori, non rimase altro da fare che preparare delle torce e andare a cercarla.
La grotta si rivelò molto più profonda di quanto chiunque avesse sospettato. Al di là della bocca di pietra in cui la sua compagnia s’era accampata e aveva impastoiato i cavalli, una serie di passaggi tortuosi portava sempre più in basso, con buchi neri che si dischiudevano su entrambi i lati. Più in là, i muri si aprirono di nuovo, e i cercatori si trovarono in una vasta caverna calcarea, più vasta della grande sala di un castello. Le loro grida disturbarono un nido di pipistrelli, che agitarono rumorosamente le ali sopra di loro, ma gli risposero solo echi lontani. Un lento giro della sala rivelò tre ulteriori passaggi, uno dei quali così piccolo che li avrebbe costretti a procedere sulle mani e sulle ginocchia. “Cerchiamo prima negli altri”, stabilì la principessa. “Daemon, vieni con me. Garibald, Joss, nell’altro. “

Il passaggio che Arianne aveva scelto per sé divenne ripido e umido dopo un centinaio di piedi. L’equilibrio divenne incerto. Una volta scivolò, e dovette aggrapparsi per evitare di slittare in basso. Più di una volta considerò di tornare indietro, ma poteva vedere la torcia di Ser Daemon più avanti e sentirlo chiamare Elia, così si fece forza. E tutto a un tratto si trovò in un’altra caverna, cinque volte più grande della precedente, circondata da una foresta di colonne di pietra. Daemon Sand scivolò al suo fianco e alzò la torcia.
“Guarda come è stata modellata la pietra”, disse. “Quelle colonne, e quel muro. Li vedi?”
“Facce”, disse Arianne.
Così tanti occhi tristi, fissi.
“Questo posto apparteneva ai Figli della Foresta.”
“Mille anni fa.” Arianne girò la testa. “Ascolta. È Joss? ”
Era lui. Gli altri cercatori avevano trovato Elia, come lei e Daemon vennero a sapere dopo aver fatto ritorno su per il pendio scivoloso fino all’ultima sala. Il loro passaggio portava verso il basso fino una pozza nera stagnante, dove avevano trovato la ragazza immersa fino alla vita in acqua, a catturare pesci bianchi e ciechi a mani nude, la sua torcia rossa e fumosa nella sabbia in cui l’aveva piantata. “Potevi morire,” la rimproverò Arianne quando ebbe sentito il racconto. Afferrò Elia per un braccio e la scosse. “Se la torcia si fosse spenta saresti rimasta sola nel buio, come se fossi cieca. Cosa pensavi di fare? “

“Ho preso due pesci”, disse Elia Sand.
“Potevi morire”, ripeté Arianne. Le sue parole echeggiarono contro le pareti della caverna. “… morire … morire … morire …”
Più tardi, quando furono tornati alla superficie e la sua rabbia si fu affievolita, la principessa prese la ragazzina da parte e la fece sedere. “Elia, questa storia deve finire”, le disse. “Non siamo più a Dorne, adesso. Non sei con le tue sorelle, e questo non è un gioco. Voglio la tua parola che ti comporterai come una domestica fino a quando non saremo al sicuro a Lancia del Sole. Ti voglio docile, mite e obbediente. Devi tenere a freno la lingua. Non voglio più sentir parlare di Lady Lancia o giostre, nessun accenno a tuo padre o alle tue sorelle. Gli uomini con cui devo trattare sono mercenari. Oggi servono quest’uomo che si fa chiamare Jon Connington, ma domani potrebbero tranquillamente andare a servire i Lannister. Tutto ciò che serve per conquistare il cuore di un mercenario è oro, e a Castel Granito non manca. Se l’uomo sbagliato dovesse scoprire chi sei, potresti essere sequestrata e trattenuta per un riscatto”
“No,” la interruppe Elia. “
Tu sei quella per cui vorranno un riscatto. Tu sei l’erede di Dorne, io sono solo una ragazzina bastarda. Tuo padre darebbe una cassa d’oro per te. Mio padre è morto. ”
“Morto, ma non dimenticato”, rispose Arianne, che aveva trascorso metà della sua vita a desiderare che il Principe Oberyn fosse suo padre. “Tu sei una Serpe delle Sabbie, e il principe Doran pagherebbe qualsiasi prezzo per tenere te e le tue sorelle al sicuro.” Questo, almeno, fece sorridere la fanciulla. “Ho la tua parola? O devo rispedirti indietro? ”
“Lo giuro.” Elia non sembrava felice.
“Sulle ossa di tuo padre.”
“Sulle ossa di mio padre.”
Questo voto lo manterrà, decise Arianne. Baciò la cugina sulla guancia e la mandò a dormire. Forse qualcosa di buono sarebbe venuto dalla sua avventura. “Non mi ero mai resa conto di quanto fosse selvaggia fino ad ora,” si lamentò più tardi Arianne con Daemon Sand. “Perché mio padre avrà voluto infliggermela?”
“Vendetta?” suggerì il cavaliere con un sorriso.
Raggiunsero Mistwood alla fine del terzo giorno. Ser Daemon mandò Joss Hood in ricognizione a scoprire chi controllasse il castello al momento. “Venti uomini di pattuglia sulle mura, forse di più”, riferì al suo ritorno. “Un sacco di carri e vetture. A pieno carico all’entrata, vuoti all’uscita. Guardie ad ogni porta. ”
“Insegne?” chiese Arianne.
“Color oro. Sul corpo di guardia e sul maschio “.
“Che stemma?”
“Non ne ho visto nessuno, ma non c’era vento. Le bandiere pendevano floscie dalle aste.”
Era una seccatura. Le insegne della Compagnia Dorata erano in panno d’oro, prive di stemmi e ornamenti… ma anche le bandiere di Casa Baratheon erano d’oro, sebbene esibissero il cervo coronato di Capo Tempesta. Delle bandiere dorate floscie potevano essere di chiunque. “C’erano altre insegne? Grigio e argento?”
“Tutte quelle che ho visto erano d’oro, principessa.”
Lei annuì. Mistwood era dimora di Casa Mertyns, il cui stemma mostrava un grande gufo cornuto, bianco su grigio. Se le loro insegne non stavano sventolando, probabilmente le voci erano vere, e il castello era caduto nelle mani di Jon Connington e dei suoi mercenari. “Dobbiamo correre il rischio”, disse alla sua compagnia. La cautela di suo padre aveva reso un buon servizio a Dorne, aveva finito per accettarlo, ma quello era il momento per l’audacia di suo zio. “Al castello.”
“Vogliamo sventolare il vostro vessillo?” chiese Joss Hood.
“Non ancora”, disse Arianne. Nella maggior parte dei luoghi, interpretare il ruolo della principessa le era convenuto, ma ce n’erano stati altri in cui non era stato così.
A mezzo miglio dai cancelli del castello, tre uomini in farsetti di pelle borchiati e mezzi elmi d’acciaio uscirono dagli alberi a bloccar loro la via. Due di loro portavano balestre, ammaccate e sbreccate. Il terzo era armato solo di un brutto ghigno. “E dove vorrebbe andare questo gruppetto, carini?” Chiese.
“A Mistfall, per vedere il tuo padrone”, rispose Daemon Sand.
“Bella risposta”, disse lo sghignazzatore. “Venite con noi.”
I nuovi padroni dei mercenari di Mistfall si facevano chiamare John Mudd il Giovane e Chains. Entrambi cavalieri, a sentir loro. Nessuno dei due si comportava come un qualunque cavaliere che Arianne avesse mai incontrato. Mudd vestiva di marrone dalla testa ai piedi, la stessa tonalità della sua pelle, ma un paio di monete d’oro gli pendevano dalle orecchie. I Mudd erano stati re del Tridente un migliaio di anni prima, lo sapeva, ma non c’era nulla di regale in questo. Né era particolarmente giovane, ma sembrava che anche suo padre avesse servito nella Compagnia Dorata, dove era conosciuto come John Mudd il Vecchio.
Chains era una volta e mezzo l’altezza di Mudd, il suo ampio petto attraversato da una coppia di catene arrugginite che gli correvano dalla vita alle spalle. Mentre Mudd cingeva spada e pugnale, Chains non portava armi, a parte cinque piedi di catene di ferro, due volte più spesse e pesanti di quelle che gli si incrociavano sul petto. Le brandiva come una frusta.
Erano uomini duri, bruschi e brutali e poco eloquenti, con cicatrici e facce segnate che rivelavano un lungo servizio nelle libere compagnie. “Sergenti,” sussurrò Ser Daemon quando li vide. “Conosco già la loro razza.”
Una volta che Arianne ebbe dichiarato loro il suo nome e il suo scopo, i due sergenti si dimostrarono abbastanza ospitali. “Restate per la notte”, disse Mudd. “Ci sono letti per tutti voi. Al mattino avrete cavalli freschi, e tutte le provviste di cui potreste aver bisogno. Il Maestro di Milady può inviare un uccello a Posatoio del Grifone per avvisarli del vostro arrivo.”
“Di chi stiamo parlando?” chiese Arianne. “Lord Connington?”
I mercenari si scambiarono uno sguardo. “
Mezzo-maestro ” disse John Mudd. “È lui che troverete al Posatoio.”
“Il Grifone è in marcia”, disse Chains.
“In marcia per dove?” domandò Ser Daemon.
“Non sta a noi dirlo”, intervenne Mudd. “Chains, trattieni la lingua.”
Chains sbuffò. “È di Dorne. Perché non dovrebbe saperlo? È venuta qui per unirsi a noi, no? ”
Questo è ancora da vedere, pensò Arianne Martell, ma era meglio non sollevare la questione.
Al calar della sera una bella venne loro servita nel salotto, su nella Torre dei Gufi, dove vennero raggiunti dalla vedova Lady Mertyns e dal suo Maestro. Anche se prigioniera nel suo castello, la vecchia sembrava arzilla e allegra. “I miei figli e nipoti sono partiti quando Lord Renly li richiamò sotto il suo vessillo,”, disse alla principessa e al suo gruppo. “Non li ho più visti da allora, anche se di tanto in tanto mandano un corvo. Uno dei miei nipoti è rimasto ferito alla Baia delle Acque Nere, ma si è ripreso. Mi aspetto che tornino qui in tempo per impiccare questa banda di ladri.” agitò una coscia d’anatra all’indirizzo di Mudd e Chains dall’altra parte del tavolo.
“Non siamo dei ladri”, ribatté Mudd. “Siamo foraggieri.”
“Avete comprato tutto quel cibo giù nel cortile?”
“È il nostro foraggio”, disse Mudd. “I villici possono coltivarne altro. Serviamo il tuo legittimo re, vecchia megera.” sembrava godere di questo. “Dovresti imparare a parlare con più cortesia a dei cavalieri.”
“Se voi due siete cavalieri, io sono ancora una fanciulla”, sbottò Lady Mertyns. “E parlo come mi pare. Cosa vorreste fare, uccidermi? Ho già vissuto fin troppo.”
La principessa Arianne chiese, “Siete stata trattata bene, mia signora?”
“Non sono stata violentata, se è questo che state chiedendo,” disse la vecchia. “Alcune delle serve più giovani sono state meno fortunate. Sposate o nubili, gli uomini non fanno distinzioni.”
“Non c’è stato nessuno stupro,” insistette John Mudd il Giovane. “Connington non lo permetterebbe mai. Noi obbediamo agli ordini.”
Chains annuì. “Alcune ragazze sono state
persuase, semmai.”
“Così come i nostri villici sono stati persuasi a darvi tutti i loro raccolti. Meloni o verginità, è lo stesso per la Compagnia. Se lo vuoi, te lo prendi.” Lady Mertyns si girò verso Arianne. “Se mai incontrerete questo Lord Connington, ditegli che conoscevo sua madre, e lei se ne vergognerebbe.”
Forse lo farò, pensò la principessa. Quella notte inviò il secondo corvo a suo padre.
Arianne stava tornando nella sua stanza quando sentì una risata soffocata dalla camera attigua. Si fermò e rimase in ascolto per un attimo, poi aprì la porta per trovare Elia Sand rannicchiata sul davanzale di una finestra, che baciava Piume. Quando Piume vide la principessa lì, balzò in piedi e cominciò a balbettare. Entrambi avevano ancora i vestiti addosso. Arianne ne trasse un po’ di conforto mentre cacciava via Piume con uno sguardo tagliente e un “Vai”. Poi si rivolse a Elia. “Lui ha il doppio dei tuoi anni. Un servo. Pulisce merda d’uccello per il Maestro. Elia, cosa pensavi di fare?”
“Ci stavamo solo baciando. Non ho intenzione di sposarlo.” Elia incrociò le braccia sotto i seni con aria di sfida. “Pensi che non abbia mai baciato un ragazzo prima d’ora?”
“Piume è un uomo. Un servo, ma pur sempre un uomo.” Che poi Elia avesse la stessa età che aveva avuto lei quando aveva concesso la sua verginità a Daemon Sand non sfuggiva alla principessa. “Non sono tua madre. Bacia tutti i ragazzi che vuoi quando torneremo a Dorne. Qui e adesso, però… non è il momento per i baci, Elia. Docile, mite e obbediente, hai detto. Devo aggiungerci anche casta? Hai giurato sulle ossa di tuo padre.”
“Me lo ricordo”, disse Elia, con tono pentito. “Docile, mite e obbediente. Non lo bacerò un’altra volta.”
La via più breve da Mistwood a Posatoio del Grifone era attraverso il verde, umido cuore del Bosco delle Piogge, un tragitto lento nel migliore dei casi. Ad Arianne e alla sua compagnia ci volle la maggior parte di otto giornate. Viaggiarono al suono della continua, sferzante pioggia che batteva le cime degli alti alberi, anche se sotto il verde, maestoso baldacchino di foglie e rami lei ed i suoi cavalieri rimasero sorprendentemente all’asciutto. Chains li accompagnò per i primi quattro giorni del loro viaggio verso nord, con una fila di carri e dieci suoi uomini. Lontano da Mudd si mostrò più aperto, e Arianne riuscì a conquistarlo tanto da farsi raccontare la storia della sua vita. Il suo più grande orgoglio era un antenatoche aveva combattuto con il Drago Nero sul Campo Rosso Sangue e attraversato il mare stretto con Acreacciaio. Chains stesso era nato nella Compagnia, concepito dal padre mercenario con una donna al seguito dell’esercito. Anche se era stato educato a parlare la lingua comune e a pensare a se stesso come a uno di Westeros, non aveva messo piede in una singola zona dei Sette Regni sino ad allora.
Una triste storia, e familiare, anche, aveva pensato Arianne. La sua vita era tutta d’un pezzo, una lunga lista di luoghi dove aveva combattuto, nemici che aveva affrontato e ucciso, ferite che aveva subìto. La principessa lo aveva lasciato parlare, di tanto in tanto spronandolo con una risata, un tocco o una domanda, fingendo di esserne affascinata. Aveva imparato più di quanto avrebbe mai avuto necessità a conoscere l’abilità di Mudd con i dadi, Due Spade e la sua passione per le donne dai capelli rossi, la volta che qualcuno si era fatto l’elefante preferito di Harry Strickland, Little Pussy e il suo gatto portafortuna, e le altre imprese e manie degli uomini e ufficiali della Compagnia Dorata. Ma il quarto giorno, in un momento di distrazione, Chains si era lasciato scappare un “… una volta che avremo Capo Tempesta… ”
La principessa aveva lasciato cadere il discorso senza alcun commento, anche se le aveva dato parecchio da pensare.
Capo Tempesta. Questo Grifone è un audace, a quanto pare. Oppure un pazzo. La dimora della Casa Baratheon per tre secoli, e ancor prima degli antichi Re della Tempesta per migliaia d’anni, Capo Tempesta aveva fama d’essere inespugnabile. Arianne aveva sentito gli uomini discutere su quale fosse il castello più forte nel regno. Alcuni dicevano Castel Granito, altri il Nido degli Arryn, altri ancora Grande Inverno nel gelido nord, ma anche Capo Tempesta veniva sempre nominato. La leggenda narrava che fosse stato eretto da Brandon il Costruttore per resistere alla furia di un dio vendicativo. La sua muraglia era la più alta e resistente in tutti i Sette Regni, da quaranta a ottanta piedi di spessore. La sua immane torre a tamburo priva di finestre era alta meno della metà alto dell’Alta Torre di Vecchia Città, ma s’innalzava senza gradini, con pareti di tre volte più spesse di quelle che si potevano trovare a Vecchia Città. Nessuna torre d’assedio era abbastanza alta da raggiungere i merli di Capo Tempesta; nessun mangano né trabucco poteva sperare di far breccia nelle sue mura massicce. Connington pensa forse di stringerle d’assedio? Si chiedeva. Quanti uomini avrà? Molto prima che il castello cadesse, i Lannister avrebbero inviato un esercito a rompere quell’assedio. Così non ci sarebbe speranza.

Quella notte, quando riferì a Ser Daemon quello che aveva detto Chains, il Bastardo di Grazia degli Dei sembrò perplesso quanto lei. “Capo Tempesta era ancora in mano a uomini fedeli a Lord Stannis l’ultima volta che ne ho sentito parlare. Sarebbe logico pensare che Connington farebbe meglio a far causa comune con un altro ribelle, piuttosto che muovere guerra anche contro di lui.”
“Stannis è troppo lontano per essergli d’aiuto,” rifletté Arianne. “Catturare alcuni castelli minori mentre i loro signori e le loro guarnigioni sono impegnati in guerre lontane è un conto, ma se Lord Connington e il suo cucciolo di drago riuscissero in qualche modo catturare una delle più grandi roccaforti del regno…”
“… Il regno dovrebbe prenderli sul serio,” concluse Ser Daemon. “E alcuni di coloro che non amano i Lannister potrebbero addirittura affluire sotto le loro bandiere”.


Quella notte Arianne scrisse un’altra breve lettera a suo padre e ordinò a Piume di spedirla con il suo terzo corvo.
Anche John Mudd il Giovane era impegnato a inviare uccelli, a quanto pareva. Vicino al tramonto del quarto giorno, non molto tempo dopo che Chains e i suoi carri si erano congedati da loro, la compagnia di Arianne fu raggiunta da una colonna di mercenari provenienti da Posatoio del Grifone, guidata dalla creatura più esotica su cui la principessa avesse mai posato gli occhi, con le unghie dipinte e pietre preziose scintillanti alle orecchie.
Lysono Maar parlava la lingua comune molto bene. “Ho l’onore di essere gli occhi e le orecchie della Compagnia Dorata, principessa.”
“Sembrate…” esitò.
“… Una donna?” Rise. “Non lo sono.”
“… Un Targaryen,” insistette Arianne. I suoi occhi erano di un pallido lilla, i capelli una cascata di bianco e oro. Ciò nonostante, qualcosa in lui le faceva venire la pelle d’oca.
Era questo l’aspetto di Viserys? si trovò a chiedersi. Se era così, forse era un bene che fosse morto.
“Sono lusingato. Si dice che le donne di Casa Targaryen non avessero pari in tutto il mondo.”
“E gli uomini di Casa Targaryen?”
“Oh, ancor più belli. Anche se a dire il vero, ne ho visto solo uno.” Maar le prese la mano nella sua, e la baciò leggermente sul polso. “Da Mistwood ci hanno avvertiti del vostro arrivo, dolce principessa. Saremo onorati di accompagnarvi al Posatoio, ma temo che abbiate mancato Lord Connington e il nostro giovane principe.”
“Fuori in battaglia?”
A Capo Tempesta?
“Proprio così.”

Il Lyseniano era di tutt’altra pasta rispetto a Chains. Lui non si lascerà sfuggire nulla, si rese conto, dopo un’ora scarsa in sua compagnia. Maar era piuttosto disinvolto, ma aveva perfezionato l’arte di parlare molto senza dire nulla. Per quanto riguardava gli uomini a cavallo che erano venuti con lui, avrebbero anche potuto essere muti per quel che i suoi uomini erano riusciti a ottenere da loro.
Arianne decise di affrontarlo apertamente. La sera del loro quinto giorno fuori Mistwood, non appena fatto campo accanto alle rovine diroccate di una vecchia torre coperta di viti e muschio, si accomodò accanto a lui e chiese: “È vero che avete elefanti con voi?”
“Alcuni”, rispose Lysono Maar, con un sorriso e una scrollata di spalle.
“E i draghi? Quanti draghi avete?”
“Uno.”
“Vale a dire il ragazzo.”
“Il principe Aegon è un uomo adulto, principessa.”
“Può volare? Sputare fuoco? ”
Il Lyseniano rise, ma i suoi occhi lilla rimasero freddi.
“Giocate a cyvasse, mio signore?», chiese Arianne. “Mio padre me l’ha insegnato. Non sono molto abile, devo confessare, ma so che il drago è più forte dell’elefante.”
“La Compagni Dorata è stata fondata da un drago.”
“Acreacciaio era un mezzo-drago, e un bastardo completo. Non sono una Maestra, ma conosco un po’ di storia. Siete comunque dei mercenari.”
“Se così vi piace, principessa”, ribatté lui, con vellutata galanteria. “Noi preferiamo definirci una libera fratellanza di esuli”.
“Come vi pare. Come libera fratellanza, la vostra compagnia si trova ben al di sopra delle altre, ve lo concedo. Eppure, la Compagnia Dorata è stata sconfitta ogni volta che ha messo piede a Westeros. Ha perso quando Acreacciaio la comandava, deluso i Pretendenti Blackfyre, vacillato quando Maelys il Mostruoso li guidava.
Tutto ciò sembrava divertirlo. “Per lo meno siamo tenaci, concedetecelo. E alcune di quelle sconfitte erano a un soffio dal diventar vittorie”.
“Altre non lo erano. E chi muore a un soffio dalla vittoria non è meno morto di chi muore in una disfatta. Il principe Doran mio padre è un uomo saggio, e combatte solo guerre che può vincere. Se le sorti della battaglia si rivolgeranno contro il vostro drago, senza dubbio la Compagni Dorata fuggirà di nuovo attraverso il Mare Stretto, come ha già fatto. Come lo stesso Lord Connington ha già fatto, dopo Robert lo ha sconfitto nella Battaglia delle Campane. Dorne non ha una simile scappatoia. Perché dovremmo concedere le nostre spade e lance alla vostra causa incerta?”
“Il principe Aegon è del vostro stesso sangue, principessa. Figlio del principe Rhaegar Targaryen e di Elia di Dorne, sorella di tuo padre. ”
“Anche Daenerys Targaryen è del nostro sangue. Figlia di re Aerys, sorella di Rhaegar. E lei ha dei draghi, o almeno così le voci vorrebbero farci credere.”
Fuoco e sangue. “Lei dov’è?”
“Dall’altra parte del mondo, alla Baia degli Schiavisti”, disse Lysono Maar. “Per quanto riguarda questi presunti draghi, non li ho visti. È vero, a cyvasse il drago è più forte dell’elefante. Ma sul campo di battaglia, datemi elefanti che posso vedere e toccare e mandare contro i miei nemici, non draghi fatti di parole e desideri”.
La principessa cadde in un silenzio inquieto. E quella notte inviò il quarto corvo a suo padre.
E infine Posatoio del Grifone emerse dalle nebbie marine, in una giornata umida grigia come la pioggia che cadeva sottile e fredda. Lysono Maar alzò una mano, uno squillo di tromba echeggiò fra le rocce, e le porte del castello si spalancarono davanti a loro. La bandiera fradicia di pioggia appesa sopra il corpo di guardia era bianca e rossa, notò la principessa, i colori di Casa Connington, ma anche le bandiere d’oro della Compagnia facevano mostra di sé. Cavalcarono in doppia colonna attraverso la cresta conosciuta come la Gola del Grifone, con le acque della Baia dei Naufragi che mugghiavano contro le rocce su entrambi i lati.
All’interno del castello vero e proprio, una dozzina d’ufficiali della Compagnia Dorata si era riunito ad accogliere la principessa di Dorne. Uno per uno piegarono un ginocchio davanti a lei e premettero le labbra contro il dorso della sua mano, come aveva fatto Lysono Maar quando le si era presentato. La maggior parte dei nomi fuggirono dalla sua mente nell’esatto momento in cui li sentì.
A capo di essi c’era un uomo anziano dal viso sottile, rugoso e perfettamente rasato, con lunghi capelli raccolti in un nodo.
Questo non è un combattente, intuì Arianne. Il Lyseniano confermò il suo giudizio quando presentò l’uomo come Haldon Mezzo-maestro.
“Abbiamo predisposto camere per voi e i vostri, principessa,” esordì questo Halden, quando le presentazioni si furono finalmente esaurite. “Confido che saranno adeguate. So che cercate Lord Connington, e anche lui desidera parlare con voi al più presto. Se così vi piace, all’alba ci sarà una nave che vi porterà da lui. ”
“Dove?” Chiese Arianne.
“Nessuno ve l’ha detto?”
Haldon Mezzo-maestro la deliziò con un sorriso sottile e duro come un taglio di pugnale. “Capo Tempesta è nostro. La Mano vi aspetta laggiù.”
Daemon Sand mosse un passo per affiancarla. “La Baia dei Naufragi può essere pericolosa anche in un ameno giorno d’estate. Il modo più sicuro per raggiungere Capo Tempesta è via terra. ”
“Queste piogge hanno trasformato le strade in fango. Il viaggio vi porterebbe via due giorni, forse tre,” disse Haldon Mezzo-maestro. “Una nave condurrebbe lì la principessa in mezza giornata o meno. C’è un esercito che sta calando su Capo Tempesta da Approdo del Re. Al vostro posto, vorrei essere al sicuro all’interno delle mura prima della battaglia.”
Sarà vero? Si chiese Arianne. “Battaglia? O assedio?” Non aveva alcuna intenzione di lasciarsi intrappolare all’interno di Capo Tempesta.
“Battaglia”, rispose Halden con fermezza. “Il principe Aegon vuole distruggere i suoi nemici sul campo.”
Arianne scambiò uno sguardo con Daemon Sand. “Volete essere così gentile da mostrarci le nostre camere? Vorrei darmi una rinfrescata, e mettermi degli abiti asciutti. ”
Halden si inchinò. “Subito.”
La sua compagni era alloggiata nella torre est, le cui finestre ogivali si affacciavano sulla Baia dei Naufragi. “Tuo fratello non è a Capo Tempesta, ora lo sappiamo”, disse Ser Daemon, non appena si trovarono dietro a porte chiuse. “Ammesso che Daenerys Targaryen abbia i draghi, sono dall’altra parte del mondo, e di nessuna utilità per Dorne. Non c’è nulla per noi a Capo Tempesta, principessa. Se il principe Doran avesse voluto mandarti in mezzo a una battaglia, ti avrebbe dato trecento cavalieri, non tre.”
Non esserne così sicuro, Ser. Ha mandato mio fratello alla Baia degli Schiavisti con cinque cavalieri e un Maestro. “Ho bisogno di parlare con Connington.” Arianne slacciò il sole e lancia concatenati che chiudevano il suo mantello, e lasciò che il capo imbevuto di pioggia scivolasse dalle sue spalle alla pozzanghera sul pavimento. “E voglio vedere questo famoso principe drago. Se è davvero il figlio di Elia…”
“Di chiunque sia figlio, se Connington sfida Mace Tyrell in campo aperto, presto potrebbe essere un prigioniero, o un cadavere.”
“Tyrell non è un uomo di cui aver paura. Mio zio Oberyn-”
“-è morto, principessa. E diecimila uomini equivalgono a tutte la forze della Compagnia Dorata.”
“Lord Connington sa quali siano le sue forze, senza dubbio. Se ha deciso di azzardare una battaglia, deve ritenere di poterla vincere. ”
“E quanti uomini sono morti in battaglie che ritenevano di poter vincere?” le chiese Ser Daemon. “Rifiuta, principessa. Non mi fido di questi mercenari. Non andare a Capo Tempesta “.
Cosa ti fa credere che mi lasceranno questa scelta? Aveva la sgradevole sensazione che Haldon Mezzo-maestro e Lysono Maar l’avrebbero messa su quella nave in partenza l’indomani che lo volesse o meno. Meglio non metterli alla prova. “Ser Daemon, sei stato scudiero di mio zio Oberyn,” disse. “Se tu fossi con lui adesso, gli consiglieresti di rifiutare?” Non aspettò che lui rispondesse. “Conosco la risposta. E se stai per ricordarmi che non sono la Vipera Rossa, so anche questo. Ma il principe Oberyn è morto, il principe Doran è vecchio e malato, e io sono l’erede di Dorne.”
“E questo è il motivo per cui non dovresti correre rischi.” Daemon Sand piegò un ginocchio. “Mandami a Capo Tempesta al tuo posto. Così, se i piani del Grifone dovessero andar storti e Mace Tyrell riprendesse il castello, sarei solo un altro cavaliere senza terre che ha consacrato la sua spada a questo pretendente sperando in bottino e gloria”.
Mentre se fossi catturata io, il Trono di Spade avrebbe la prova che Dorne ha cospirato con questi mercenari, e favorito la loro invasione. “Sei coraggioso a cercare di proteggermi, Ser. Ti ringrazio per questo.” Gli prese le mani e lo tirò in piedi. “Ma mio padre ha affidato questo compito a me, non a te. Domani, andrò ad affrontare il drago nella sua tana.”

 
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Estratto rilasciato il giorno 10/05/2016
Fonte: GRR Martin Official Site
Traduzione e revisione: Elena Zorzi
Editing: Aranel/Mariacristina M.